Un pò di storia

L’uomo moderno è arrivato in Sardegna circa 20.000 anni fa, percorrendo il blocco sardo-corso, dopo aver attraversato lo stretto di mare che si congiunge all’arcipelago Toscano. È perciò molto probabile la sua presenza anche in Gallura. La più antica presenza certa dell’uomo in Gallura risale al neolitico con la comparsa della ceramica cardiale. Ad Aglientu in località Lu Littaroni e a cala Corsara nell’isola di Spargi è stata trovata una grande quantità di ceramica e di ossidiana proveniente dal monte Arci. Questo indica, ancora una volta, la Gallura come passaggio obbligato “dell’oro bianco e nero” nell’antichità. Nelle fasi successive del neolitico, il territorio gallurese si distingue per la presenza della cultura di Arzachena; nell’eneolitico sono scarse le attestazioni della cultura di Monte Claro, di Abealzu-Filigosa e del Vaso campaniforme generalmente diffuse nell’isola. Le rotte da e per la Sardegna erano ben conosciute e le sue risorse richiamavano una massiccia affluenza di genti e di idee.

L’attuale Gallura è stata popolata da genti còrse fin dall’antichità preromana. In epoca nuragica la Gallura ha costituito una testa di ponte per la diffusione della cultura nuragica nel sud della Corsica e si segnala in particolare la diffusione e tipicità della tipologia a “corridoio” (imparentata con le tipologie torreane della vicina Corsica) e di quella mista corridoio-tholos , spesso accomunate dall’integrazione tra strutture architettoniche e rocce circostanti.
Dopo la conquista della Sardegna da parte dei romani (238 a.C.) la città di fondazione punica di Olbia assume notevole importanza essendo il porto maggiormente vicino alla penisola, collegato a Caralis e Turris Lybissonis.

Storia della gallura. Castello di Balaiana.

Luogosanto. Balaiana.

Dopo il decadimento di Olbia a seguito delle incursioni dei vandali dal 594, la sede vescovile viene insediata, probabilmente nello stesso territorio, a Phausiana per iniziativa del papa Gregorio Magno, poi sostituita in periodo giudicale da quella di Civita. Nel medioevo, dalla metà del IX secolo la Gallura costituisce uno dei quattro Giudicati (o Regni) autonomi in cui era divisa l’isola. Le rotte che toccavano la Sardegna ripresero ad essere frequentate in occasione della crisi del predominio delle flotte arabe; le risorse dell’isola ripresero a richiamare mercanti e navigatori provenienti soprattutto dalla Liguria e dalla Toscana. Il Giudicato comprendeva le attuali regioni storiche della Gallura, delle Baronie e parte del Nuorese, con capitale Civita, ribattezzata Terranova dai pisani nel tardo periodo giudicale. Infatti, in seguito all’aiuto pisano dato ai sardi contro i tentativi di invasione araba di Mujāhid al-Āmirī verso l’inizio dell’X secolo, le ingerenze pisane sull’Isola si sarebbero fatte sempre più forti. Lo stesso Giudicato di Gallura sarebbe passato integralmente sotto il controllo di Pisa con la morte, nel 1296, dell’ultimo Giudice Nino Visconti.

Nel 1073 in una epistola che il Papa Gregorio VII indirizza ai Giudici sardi per invitarli alla sottomissione alla chiesa di Roma compare per la prima volta la denominazione “Gallura” nel riferimento Costantinus Gallurensis. In successivi documenti comparirà anche nelle forme Gallul, Gallulu, Gallula e poi Gallura. Occorrerà invece attendere una Carta Pisana della metà del XIII secolo per veder riportato il termine Galorj (nei pressi dell’attuale Punta Nera a Palau) su una carta geografica.

In periodo tardo medioevale e aragonese all’abbandono di Civita (che diviene Terranòa) e allo spopolamento delle coste oppresse dalle incursioni piratesche arabe corrisponde un maggiore sviluppo delle zone interne e della città di Tempio.

Sono documentati stanziamenti, tra il Cinquecento e il Settecento, di famiglie corse nel territorio, che secondo alcune teorie sarebbero responsabili della nascita della lingua gallurese: infatti, si pensa che prima di questi flussi migratori, durante il periodo del giudicato di Gallura, venisse parlato il sardo logudorese che sopravvive tutt’oggi in alcuni centri tra cui Olbia, Luras, Golfo Aranci, Budoni e Padru. Risalire alla discendenza corsa dei nativi galluresi è possibile solo mediante analisi storica del proprio cognome.

Per lunghi decenni la regione semispopolata fu ribelle ad ogni autorità. Intorno al 1810 la regione fu lacerata dallo scontro furibondo di un consistente e numeroso gruppo di fazioni tempiesi. La sfrontatezza dei fuorilegge arrivò a tal punto che caddero vittima delle fazioni in lotta i vertici delle autorità locali. Perirono il Censore Diocesano, il Reggente Ufficiale di Giustizia e il sostituto Procuratore Fiscale. Questi attacchi violenti al cuore dello stato provocarono la reazione del Governatore di Sassari Varax.

La situazione di ingovernabilità della Gallura viene sottolineata con estrema chiarezza nel resoconto della “Regia Delegazione per la pacificazione della Gallura” del 1813.

Sede Vescovile

Sede Vescovile

In tale relazione si denunciarono le numerose e feroci faide che insanguinavano la regione condotte da pastori “insofferenti all’ordine, indipendenti, vendicativi, astuti e intelligenti“. Il 9 maggio 1813 davanti al notaio di Tempio, Apollinare Fois-Cabras si rogarono le “paci” seguite da un atto di grazia del Re emanato emanato con decreto del 29 dello stesso mese. Nella Gallura marittima le cose non andavano meglio. L’epilogo di una faida lunga e sanguinosa fu siglata con le paci del 1850 tra gli Orecchioni e i Vincentelli di Santa Teresa di Gallura. L’incontro si tenne nello stazzo di Cucuruzza proprietà del ricco pastore Pietro Scampuddu Pilosu, amico e confidente di Giuseppe Garibaldi, concludendosi con una funzione religiosa e un banchetto.

Nel 1839 la sede vescovile viene trasferita da Olbia a Tempio che nello stesso periodo era stata elevata al rango di città (1836) e di capoluogo di provincia (dal 1807 al 1821 e dal 1833 al 1859).

Con la fine dell’Ottocento e il XX secolo con il miglioramento dei collegamenti si è invertita la tendenza insediativa a favore della fascia costiera e della città di Olbia che ha anche beneficiato della nascente Costa Smeralda insieme a Arzachena, Santa Teresa e San Teodoro. La Gallura presenta il più elevato reddito pro-capite della Sardegna.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Gallura

Un pò di storia ultima modifica: 2015-03-06T09:53:07+00:00 da Antonello